Il corpo dell’amore: la sessualità dei disabili raccontata su Rai 3

Il corpo dell’amore: la sessualità dei disabili raccontata su Rai 3

Il corpo dell’amore: un tema molto delicato

Venerdì 31 maggio è andato in onda su Rai3 il primo documentario della serie “Il corpo dell’amore”, che racconta un tema molto delicato: la sessualità dei disabili. Uno di quei pianeti invisibili di cui è meglio non parlare. Uno di quei pianeti che – ancora meglio – si preferisce far finta che non esistano. Giorgio, Valentina, Giuseppe e Matteo: ecco i mondi che non esistono.

Disabili e sessualità: un argomento “atipico”?

“Il corpo dell’amore”, (regia di Pietro Balla e Monica Repetto), è una serie di quattro documentari di circa un’ora ciascuno, ognuno dei quali racconta la storia di un ragazzo o di una ragazza che si appresta, con difficoltà, con sofferenza a volte, a superare il confine tra l’adolescenza e l’età adulta: la prima esperienza sessuale. Detto così non sembra un tema particolarmente originale: se non fosse che questi ragazzi hanno in comune la condizione di una disabilità fisica o cognitiva. Ora sì, probabilmente l’argomento è diventato originale, “atipico”.

L’intimità è un diritto

Ma perché è così strano pensare che le persone disabili, come tutti gli esseri umani, abbiano diritto a vivere delle relazioni emotive e quindi una sessualità libera? Le limitazioni fisiche o psichiche non compromettono la capacità di provare emozioni ed empatia. Casomai, la amplificano. Quindi un disabile non ha barattato in nessun modo il suo diritto ad avere un’intimità. “Il corpo dell’amore” prova a raccontarlo attraverso le storie di quattro ragazzi e dei loro affetti.

Giorgio ha 32 anni e aspetta il suo primo bacio

https://www.facebook.com/watch/?v=545569222517308

 Non è sicuramente facile parlare di sessualità e disabilità senza intaccare in qualche modo la sensibilità di qualcuno. Ma avere “paura” di parlarne è ancora peggio. Il primo documentario, andato in onda lo scorso venerdì, si intitola “Patrizia. L’ombra della madre”, e racconta la storia di Giorgio, un ragazzo napoletano affetto dalla sindrome di Williams, nei pensieri e nei desideri della mamma Patrizia. È una storia che racconta della necessità di parlare del presente di un ragazzo disabile, e non sempre e solo del “Dopo di noi”, cioè di quando non ci sarà più nessuno dei familiari ad accudirlo. Accudirlo. Ma Giorgio non ne può più di essere “accudito”.

“Che dobbiamo sperare? Che un disabile trovi un altro disabile?”

La sindrome di Williams, chiamata anche “sindrome del folletto”, comporta un ritardo neurologico e quindi cognitivo, psicologico. Giorgio però è molto impegnato durante il giorno: tramite delle associazioni sul territorio che si occupano di disabilità (come l’associazione “A ruota libera”) frequenta un laboratorio di cucina, uno di teatro, suona nel Conservatorio Solidale e fa sport. Condivide, socializza, ma poi torna a casa ed è isolato, respira la solitudine di una madre anziana, stanca. E il suo, naturale, sano, bisogno di relazione con gli altri?

 

“Ho pensato anche io, come il mondo intero, ho pensato che un disabile non avesse diritto a una sessualità”, dice la mamma di Giorgio.

 

Ma nel tempo si è resa conto che questo, semplicemente, non rispetta l’umanità di nessuno.

Un compromesso etico complicato

È che nessuno lo guarda alla pari, nessuno pensa che può innamorarsi di Giorgio. E invece Giorgio si innamora di tutte, anche delle “donne d’amore a pagamento”, come gliele descrive la mamma quando le vedono sedute per strada, in attesa: bellissime, gli sembrano. Allora a Patrizia viene un’idea: chiedere a una di queste ragazze di aiutare suo figlio, e fargli vivere un’esperienza di intimità, anche se a pagamento. Un compromesso etico terribile, che logora Patrizia nella sua dignità di madre e di donna, perché dover ricorrere all’acquisto di un corpo, allo sfruttamento di un’altra persona per il proprio benessere, rappresenta un fallimento per la società intera.

Stare sulla soglia del “quasi” normale

In rapporto alla disabilità si parla tanto di diritti, di accessibilità, di benessere psico-fisico: ma si dimentica che da questa prospettiva non può essere esclusa una sfera sessuale adulta. Si dimentica che i ragazzi disabili sono prima di tutto dei ragazzi, e che non resteranno sempre sulla soglia. Non saranno per sempre bambini. Non sono, e non diventeranno mai, asessuati.

Seguite “Il corpo dell’amore” ogni venerdì su Rai 3 oppure su Rai Play:

https://www.raiplay.it/video/2019/05/Il-corpo-dellamore-Patrizia-lombra-della-madre-a731027d-026a-4536-a485-7a3874619e75.html

 

Squirmy and Grubs: Hannah e Shane

Ecco due ragazzi che di sicuro non sono rimasti sulla soglia, ma dobbiamo spostarci lontano, in America. Sono due ragazzi americani, Shane e Hannah: lui affetto da Sma (atrofia muscolare spinale), lei una “normale”, che normale tanto non è agli occhi dei più, visto che si è innamorata di un ragazzo disabile.

 

“Squirmy and Grubs” è il canale YT dove Shane e Hannah raccontano la loro storia d’amore nella quotidianità. Cercano così di sfatare una serie di “miti” sulle persone disabili in modo leggero, parlando di quello di cui infondo tutte le coppie parlano, solo da un altro punto di vista. Da “How I use the bathroom with my disability” a “Men flirting with Hannah in front of Shane”. Da vedere.

 

https://www.youtube.com/channel/UCdomP1JqhnyBQGaBmfDl4KQ

 

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