La malattia di Alzheimer nel film “Le pagine della nostra vita”

La malattia di Alzheimer nel film “Le pagine della nostra vita”

Qual è il luogo dei sentimenti? Si può continuare ad amare una persona anche se la mente la dimentica? La malattia di Alzheimer, una delle forme più diffuse di demenza, comporta una sorta di disabilità intellettuale per chi ne è affetto: la perdita di memoria. Oggetti, luoghi e, ciò che è più doloroso, le persone care, vengono svuotati di senso. Sono persi per sempre, allora? Il film “Le pagine della nostra vita” ci racconta che no, che i sentimenti filtrano qualsiasi recinto.

Le pagine della nostra vita: le barriere che non esistono, dallo status sociale alla memoria

Il film “Le pagine della nostra vita” (USA, 2004, regia di Nick Cassavetes) è l’adattamento cinematografico del libro di Nicholas SparksThe Notebook”(1996), ispirato alla storia dei nonni della moglie dello scrittore, che si erano amati profondamente per più di 60 anni. La loro storia d’amore aveva colpito l’animo dello scrittore per essersi rinnovata, viva e sincera, per un arco di tempo così lungo, una vita intera. Al di là di ogni avversità e malattia, al di là del tempo e dello spazio.

Il film, come il libro, racconta in una forma poetica che un amore intenso e sincero non conosce i confini dell’estrazione sociale, dell’età, del tempo. E neanche della memoria. E che le persone affette da demenza senile non sono da considerarsi perdute, irrecuperabili.

Due anziani, due innamorati, un diario

Una casa di riposo, due anziani, un uomo e una donna. Lui le legge una storia: ma non si tratta di un romanzo, di una storia qualsiasi…è un diario. Il diario parla della storia d’amore di due ragazzi, Noah e Allison. Carolina del Sud, Stati Uniti, 1940, festa di paese. Noah (Ryan Gosling), un giovane falegname di origini molto umili, incontra Allison (Rachel McAdams), una ragazza ricca di Charleston in vacanza al mare.

I ragazzi vengono separati dalla famiglia di Allison, che non può in nessun modo superare la barriera rappresentata dalla differenza di estrazione sociale. Mentre Allison viene costretta a rientrare in città, Noah rimane nel paesino sulla spiaggia ma non dimentica. Le scrive 365 lettere, una per ogni giorno…ma lei non ne riceve neanche una. Poi…la guerra. È passato del tempo, lui parte per il fronte e Allison presta servizio come infermiera volontaria in un ospedale militare. Tra gli ammalati che assiste c’è un giovane avvocato, Lon Hammond, appartenente a una famiglia facoltosa. Eccolo, il fidanzato perfetto, ricco e istruito: la famiglia è soddisfatta. Dopo la guerra, i due stanno per sposarsi. Ma quello che sembra perfetto sulla terra spesso non è perfetto per il Cielo.

Noah, anche tornato al paese dalla guerra, continua a vivere di sogni: riesce a comprare la casa che aveva mostrato ad Allie quando si erano conosciuti e lavora giorno e notte per ristrutturarla come aveva promesso a lei…poi mette un annuncio sul giornale per venderla. È a questo punto che il destino li fa rincontrare. Ecco come:

“E quando non riuscirò a ricordare più niente?”

A questo punto la lettura del diario si interrompe: “Chi? Alla fine lei chi ha scelto?”, chiede allora l’anziana signora. Ma ecco il miracolo: lei ricorda, lei sa bene qual è la risposta, perché quello è il suo diario.

L’anziana signora è Allison, è affetta dalla malattia di Alzheimer. Il suo passato è dimenticato, non riconosce più i suoi cari. Ma Noah ha trovato il modo per richiamare a sé il suo amore raccontandole la loro storia, ancora e ancora, ogni giorno, senza mai arrendersi. Anche se sa che, se lei tornerà a riconoscerlo, sarà solo per pochi minuti. Anche se sa che dopo la perderà di nuovo. La sfiducia dei figli della coppia verso le possibilità di recupero di Allie, verso questa fatica quotidiana piena di speranza del padre, è la sfiducia, l’isolamento, da cui sono circondati i malati di Alzheimer, e in generale le persone affette da demenza senile. L’opinione sociale più diffusa è, infatti, che queste persone siano ormai perdute, irrecuperabili per i loro affetti e per il tessuto sociale.

Pregiudizio versus cura: i malati di Alzheimer come minoranza emarginata

ADI – Alzheimer’s Disease International è un’organizzazione internazionale che raggruppa più di 80 associazioni che si occupano della malattia di Alzheimer e di supportare i malati e i loro familiari. A settembre 2019, in occasione della Giornata Alzheimer 2019, ADI ha presentato il nuovo Rapporto Mondiale Alzheimer, che si intitola “L’atteggiamento verso la demenza”. L’analisi, condotta dalla London School of Economics and Political Science (LSE), ha approfondito le convinzioni e i comportamenti diffusi nell’opinione pubblica nei confronti dei malati di Alzheimer e ha messo in evidenza come questi malati siano una minoranza emarginata e circondata dai pregiudizi. Uno di questi (a quanto pare, 2 persone su 3 ne sono convinte) è che la demenza sia una conseguenza naturale dell’invecchiamento, contro la quale nulla è possibile fare. Così non è, invece: al contrario, questo – come altri pregiudizi – si rivela una barriera insidiosa, che impedisce la richiesta di aiuto. Basterebbe più informazione e meno stigma per chiedere il supporto medico e sociale adeguato e migliorare enormemente la qualità della vita dei malati di Alzheimer e dei loro cari.

“Non sono una persona speciale. Sono un uomo normale con pensieri normali e una vita normale. Non ci sono monumenti dedicati a me, il mio nome sarà dimenticato. In una cosa sono riuscito in maniera assolutamente eccezionale. Ho amato una donna con tutto il cuore, e tutta l’anima per me questo è sempre stato sufficiente.”

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