La diversità nel cinema di Tim Burton

La diversità nel cinema di Tim Burton

Il potenziale immaginifico delle narrazioni di Tim Burton lo rende uno degli autori preferiti dalla programmazione natalizia: da Edward Mani di Forbice, a Beettlejuice, all’iconica Sposa cadavere. Chi potrebbe dire di non conoscerli? Ma il filo conduttore che rende così speciali ed indimenticabili le sue creazioni è nella sua poetica freak, cioè nella rappresentazione della diversità, di ciò che è fuori dal comune, anche mostruoso, forse. Di ciò che è minoranza. Riflettiamo.

foto tim burton con alcuni suoi personaggi

Il diverso da noi, dai “Ragazzi Speciali” di Miss Peregrine, la Mary Poppins degli emarginati, a Dumbo

I film di Tim Burton, il suo stile dark e visionario, sono parte dell’immaginario collettivo, da Batman (1989) ad Alice in Wondeland (2010). In essi si alternano mondi da fiaba, meravigliosi e variopinti, come quelli di Alice nel Paese delle Meraviglie e La fabbrica di cioccolato (2005) e paesaggi gotici, cupi, scenari perturbanti come Gotham City e Sleepy Hollow (1995).

Nelle narrazioni di Tim Burton, che molto devono al suo passato da disegnatore, realtà e sogno si contaminano, si confondono. Quello che ci restituiscono non è né un incubo, né una realtà deformata dalla fantasia, ma una realtà alternativa: un universo capovolto, guardato da una prospettiva inusuale, di minoranza.

È la prospettiva dei “diversi”. Come Alice, la sognatrice, come Edward con le sue forbici al posto delle mani, come il piccolo Victor di Frankenweenie. Come Jake, il ragazzino insicuro, introverso, l’ennesimo disadattato del cinema di Burton in Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali (2011), dove Alma Peregrine, una sorta di Mary Poppins degli emarginati, si occupa dei ragazzi “speciali” perché scartati dalla società come problematici, a causa delle loro qualità fuori dal comune.

Come Dumbo, l’ultima creatura del regista (2019), l’elefantino speciale dolcissimo, diverso da tutti i suoi simili, a cui va tutta la sua – e la nostra – empatia.

 

I classici del Natale: Edward Mani di Forbice, lo storpio romantico

 

“Perché cade la neve?”: è con questa domanda, ingenua forse, ma in qualche modo affascinante, che ha inizio la storia di Edward Scissorhands, “Mani di Forbice”. Edward (Jonny Deep), creato da uno strano inventore, vive in un castello oscuro su una collina, in una piccola città della provincia americana. Edward si nasconde perchè non è come tutti gli altri: al posto delle mani ha delle forbici, perché il suo creatore è morto prima di potergli costruire delle mani “normali”.

Cosa succede se una persona così strana, diversa all’apparenza, ma così ricca di umanità e di tnerezza interiormente, va a vivere con i “normali”?

Edward Mani di Forbice è una storia d’amore che racconta in modo poetico i sentimenti in profondità, al di là dei pregiudizi e, soprattutto, di ciò che appare in superficie. E no, la storia d’amore tra Edward e la sua amata “normale” (Winona Ryder) non può realizzarsi, non c’è il lieto fine. Ma, da allora, a Natale cade sempre la neve…

30 anni di Beetlejuice, il mondo rovesciato delle minoranze

Beetlejuice (1988) è una ghost story un po’particolare, a metà tra la comedy e l’horror con elementi gotici, che ha da poco compiuto i sui 30 anni. Il film racconta, espediente narrativo tipico della ghost story, di una casa infestata.

Ma, in un mondo in cui quelli ragionevolmente ammessi a reclamare il potere sono gli umani, è inusuale trovare una casa infestata al rovescio: in questo caso, infatti – e molto prima di “The Others”(di Alejandro Amenabar, 2001) – la casa è infestata dagli umani, ed è la minoranza fantasmatica e invisibile, non riconosciuta, così come la maggior parte delle minoranze, a reclamare i propri diritti.

Gli eroi della storia sono dunque una coppia di dolcissimi, ma determinati, fantasmi (interpretati da Alec Baldwin e Geena Davis), che sono disturbati dalla presenza di una famiglia di umani in quella che è sempre stata la loro casa. Fa eccezione l’unica “diversa” della famiglia, Lydia (Winona Ryder), ragazza considerata al livello di una disadattata con tendenze depressive, cresciuta all’interno di una famiglia disfunzionale. Proprio per la sua sensibilità fuori dal comune, Lydia è l’unica a riuscire a percepire la presenza degli spettri e ad instaurare una relazione con loro, che, proprio per la loro diversità, sente più simili a sé dei sui stessi familiari.

Un giorno i due fantasmi decidono di chiamare un “bio-esorcista” per sbarazzarsi degli ospiti indesiderati…lo spirito chiamato Beetlejuice (lo “Spiritello Porcello” nella versione italiana, interpretato dall’attore Michael Keaton) non solo è un fantasma che ha tutto fuorchè le caratteristiche eteree di uno spirito, ma è, anche qui, un personaggio che esercita un ruolo al contrario, poiché esorcizza dalle persone in carne e ossa, anziché dagli spiriti.

E avranno tutti di che pentirsene…!

Minoranze.it vi augura un anno nuovo ricco di prospettive diverse tra sogno e realtà e…una buona visione dei classici delle Feste con Tim Burton!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *