Haji, che cos’è

Haji, che cos’è

Che cosa sono la Ka’bah e la Pietra Nera? Dove si trovano?

Quanti fanno i giri della Ka’bah si gettano sopra [alla Pietra Nera], come fanno i figliuoli con la madre affettuosa…

Ecco le impressioni di un pellegrino che, intorno all’anno 1000, si trovava al cospetto dei luoghi sacri alla religione islamica ed ebraica. Che cosa sono la Ka’bah e la Pietra Nera? Dove si trovano? E perché è così emozionante vederle? Scopriamolo insieme per conoscere meglio la cultura della minoranza islamica che vive tra noi.

Abramo e Sarah presso la Ka’bah, Living as a Pilgrim, Sinan Hussein, 2019.

I 5 Pilastri dell’Islam

Il Profeta in persona, ispirato da Allah, chiama il fedele musulmano al pellegrinaggio: il pellegrinaggio (Haji), infatti, è uno dei 5 Pilastri dell’Islam, cioè le 5 regole a cui ogni musulmano osservante deve attenersi. Gli altri 4 Pilastri della fede sono: la Shahada, o professione di fede, la preghiera rituale per 5 volte al giorno (Salat), l’elemosina (Zakat) e il digiuno (Ramadan). La fede islamica si contraddistingue per il valore che viene dato all’ortoprassi, cioè al rispetto delle pratiche religiose stabilite, piuttosto che all’ortodossia, la dottrina religiosa, che, invece, è molto importante per i cristiani.

Ecco quando mettersi in viaggio secondo il calendario lunare

Ci sono due tipi di pellegrinaggio nell’Islam: il pellegrinaggio maggiore, Haji, è quello inserito tra i 5 Pilastri e dovrebbe avvenire almeno una volta nella vita per tutti gli appartenenti alla ummah (la comunità dei credenti musulmani di tutto il mondo). L’Haji, per essere valido, deve essere compiuto a partire dall’ottavo giorno del dodicesimo mese dell’anno lunare e concludersi nel tredicesimo. Il calendario arabo, infatti, si basa sulla luna e non sul sole. Il pellegrinaggio minore, chiamato Umràh, si può svolgere invece liberamente in ogni momento dell’anno ed è facoltativo, perché non ha la stessa valenza del pellegrinaggio maggiore. Acquista lo stesso valore dell’Haji se, però, viene compiuto nel mese del Ramadan.

Dove si svolge l’Haji?

Il luogo del pellegrinaggio maggiore è La Mecca, città, (oggi nell’Arabia Saudita), dove nel 571 dopo Cristo nacque il Profeta. La grande Moschea della Mecca comprende i luoghi sacri della Ka’bah e della fonte di Zam Zam. Si tratta di un’area sacra, indicata dallo stesso Profeta Muhammad, dove i pellegrini devono mettersi in stato di consacrazione.

Come si svolge il rito di consacrazione?

Il rito di consacrazione prevede, per prima cosa, la purificazione fisica: il pellegrino deve fare delle abluzioni (lavaggi) di tutte le parti del corpo a partire dalle estremità inferiori secondo una procedura molto complessa. È prescritto anche il taglio delle unghie e dei capelli. Infine è necessario indossare l’abito del pellegrino, che è costituito da due lunghi pezzi di stoffa senza cuciture, pulite e bianche: una, detta izar, si avvolge fino ai fianchi sotto il petto. L’altra, detta rida, si indossa nella parte superiore del corpo. Alle donne è consigliato un abbigliamento candido ma composto, austero, che lasci scoperti solo il viso e le mani.

 

La Ka’bah tra gli angeli, Abramo e Muhammad

Giunti alla Mecca, i pellegrini compiono il rito iniziale del Tawaf, cioè una processione circolare in senso antiorario intorno alla Ka’bah. La Ka’bah è un edificio a forma di cubo situato nel grandissimo cortile della Moschea: nella sua parte est è custodita la Pietra Nera, un blocco di minerale scuro, che, secondo la tradizione, sarebbe stata portata sulla terra dall’Arcangelo Gabriele. Per questo la Pietra era sacra anche per gli Ebrei del tempo di Abramo e per i popoli arabi pre-islamici che vivevano nella zona. Ancora oggi la Pietra Nera è oggetto di venerazione. Attenzione, venerazione, non adorazione: le religioni monoteistiche, (che, cioè, che credono nell’esistenza di un unico Dio), non adorano gli oggetti.

Il viaggiatore arabo-andaluso Ibn Jubar scrive nel 1184:

“Mirare questo santuario e la Venerata Casa è cosa terribile, che riempie gli animi di estasi e rapisce i cuori e gli intelletti. La Pietra Nera è dal suolo sei palmi e per baciarla chi è alto si china verso di essa e chi è basso si allunga. Essa è fasciata da una lamina d’argento, il cui bianco lucente brilla sul lustro nero della pietra.”

La lapidazione del demonio

Nei giorni successivi vengono eseguiti altri riti, volti a commemorare le prove superate dal profeta Abramo e dalla sua famiglia. Tra questi, la cosiddetta “lapidazione del demonio”: 7 sassi vengono lanciati contro un pilastro che sta a rappresentare il demonio, in ricordo del racconto secondo il quale Abramo lanciò 7 pietre al diavolo che lo tentava, per cercare di allontanarlo da Dio.

Il sacrificio in ricordo di Abramo e Isacco

Un altro momento rituale importante è quello del sacrificio: i fedeli offrono a Dio degli animali, in genere pecore, per ricordare l’episodio della Bibbia in cui Abramo sacrificò un montone al posto di suo figlio, Ismaele. Ma non si tratta di un sacrificio fine a se stesso, di una semplice esibizione rituale: la carne del sacrificio, infatti, viene poi distribuita ai bisognosi. Una parte viene anche inviata all’estero, alle nazioni musulmane più povere.

Il sacrificio di Isacco, Marc Chagall, 1966.

Il sacrificio musulmano come simbolo del dono di sè

Il rituale del sacrificio è molto significativo proprio per questa valenza intersoggettiva: perché simboleggia non solo l’unione del fedele con Dio attraverso la sottomissione alla sua volontà, ma perché rimanda alla solidarietà all’interno della comunità. Ricorda al musulmano che deve sempre essere pronto al dono di se stesso, per Dio e per l’Altro.

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