Chi sono i Figli di un dio minore? Forse lo siamo tutti

Figli di un dio minore del film di Randa Haines

Dio è uno e siamo tutti suoi figli, nel senso che nasciamo tutti uguali, con le stesse possibilità di vita? Oppure c’è un dio più importante, che fa quelli destinati a prendersi tutto, e un dio di serie B che crea le minoranze, i diversi a cui restano le briciole? I “Figli di un dio minore” del film di Randa Haines sono le persone che vivono nel silenzio, i sordi. Ma non c’è bisogno di essere sordi o di avere un deficit qualsiasi per sperare di incontrare qualcuno che desideri entrare nel tuo mondo. Qualcuno che ami te perché ama quel mondo e lo vede già perfetto. Esistono mondi di serie B? Ce lo chiediamo attraverso questa storia romantica.

Una storia d’amore al di là dei suoni e del silenzio

Un mondo fatto di silenzi è uno degli universi di serie B o è solo un punto di vista diverso, tutto da scoprire? Figli di un dio minore (Children of a Lesser God, regia di Randa Haines, 1986) è stato uno dei primi film a raccontare la condizione della sordità dal punto di vista di una persona sorda, sia nella finzione che nella vita (l’attrice Marlee Matlin, vincitrice del premio Oscar come miglior attrice per questa interpretazione). Il film racconta una bellissima storia d’amore, molto romantica ma che all’inizio fa scontrare, piuttosto che incontrare, due mondi sconosciuti l’uno all’altro: il mondo dei suoni e il mondo del silenzio. James e Sarah.

 

“Children of a Lesser God” di Medoff dal 1979 al 2019

Il film è tratto dalla pièce (opera teatrale) del 1979 del drammaturgo americano Mark Medoff, che la rappresentò per la prima volta a Broadway nel 1980. Lo spettacolo, che rispetto al film dà più spazio alle rivendicazioni della propria identità culturale delle persone sorde, colpì molto il pubblico e la critica e vinse il Laurence Olivier Award ed il Tony Award alla migliore opera teatrale. Successivamente Medoff (che è scomparso proprio lo scorso aprile 2019) curò anche la sceneggiatura dell’adattamento cinematografico, poi candidato, tra gli altri, a vari premi Oscar. La sua opera continua ad essere rappresentata, perché racconta un tema fuori dal tempo: quello dell’incontro fra diversi. Un adattamento recente per il pubblico italiano è stato realizzato dal regista Marco Mattolini nel 2016: interpreti principali Giorgio Lupano e l’attrice sorda Rita Mazza, insieme a Cristina Fondi, Francesco Magali, Gianluca Teneggi e Deborah Donadio. Ecco alcune scene:

Il mondo dei suoni: James

 James Leeds (interpretato da William Hurt) è un giovane insegnante logopedista: insegna ai ragazzi sordi a parlare. Noi apprendiamo il linguaggio e la capacità di esprimerci nella nostra lingua perché la sentiamo: il neonato ascolta la voce della mamma e i rumori intorno a sé. Così impara a imitarli e usarli per comunicare. I bambini che nascono sordi, oppure che lo diventano nei primi anni di vita per varie cause (mediche o accidentali), non parlano. Non parlano perché non sentono, non perché non siano in grado di usare le corde vocali, come si credeva fino a non troppi anni fa (da qui il termine ancora oggi molto diffuso di “sordomuto”). I sordi dunque possono parlare…basta insegnarglielo, così come tutti noi possiamo imparare lingue diverse dalla nostra, oppure potremmo imparare a usare i segni. James si occupa di questo, in una scuola per sordi.

A che cosa seve parlare? Ecco chi è un logopedista

James è agitato, deve cominciare il suo corso in una nuova scuola e cercare di entrare in comunicazione con dei ragazzi che non lo conoscono, non parlano e in linea di massima non ne hanno molta voglia. Infondo, a che cosa serve? Ne hanno sempre fatto a meno. Il preside della scuola, informato dei metodi di insegnamento non convenzionali di James, lo ammonisce:

“Noi non vogliamo cambiare il mondo, solo aiutare qualche ragazzino sordomuto a cavarsela un po’ meglio”.

 James sì che il mondo vorrebbe cambiarlo, invece. Provarci almeno. E comincia col cercare di far comprendere ai suoi ragazzi che devono sforzarsi di parlare, non perché è la società, la maggioranza degli udenti, che lo richiede: ma perché serve, è a loro che serve. Così prova con l’immaginazione: “Pensateci…a quante cose può servire parlare?”

“Rimorchiare le ragazze!”  “Ridammi i miei soldi!”

Comunicare. Far capire quello che vogliamo. Prendercelo. E quasi quasi sì, ci provo a imparare a parlare. James ha vinto, il suo corso inizia. Solo una persona si rifiuta di seguirlo: Sarah.

In principio era il silenzio: Sarah

Sarah era un’allieva della scuola, ci è arrivata all’età di 5 anni e non ne è più uscita: non è riuscita ad attuare un percorso di crescita culturale che la portasse ad aprirsi e ha preferito rimanere lì, “nascosta” a fare le pulizie. Per pulire parlare non serve. Sarah, infatti, non parla e non ha nessuna intenzione di farlo. Ecco il motivo dello scontro: questo James non lo può proprio accettare. Perché no? Se puoi imparare, se potresti parlare, perché no? Perché non vuoi “migliorare”? Così inizia una bellissima storia d’amore, romantica ma fatta di scontri, di punti di vista contrapposti che apparentemente non si possono incontrare.

Mi piace che tu sia sorda, così posso trasformarti in una persona che sente

Forse l’errore è proprio questo, ma James lo capirà solo molto tempo dopo. Pensare che la chiave per migliorare la condizione di Sarah sia fornirle una lingua. Sarah ha già la sua lingua, non ha le parole ma hai i segni, che sono un sistema di comunicazione complesso, proprio come una lingua verbale. Quello di cui ha bisogno per uscire dall’isolamento non è essere costretta ad abbandonare il suo mondo, ma che siano gli altri a volerci entrare e lo rispettino. Lo rispettino com’è, non solo se accetta di avvicinarsi a quello dei “normali”.

Bach non mi dà più gioia, perché tu non lo senti

Se per “normalità” intendiamo quello che appartiene alla maggioranza, sicuramente il mondo del silenzio non è “normale”, è un mondo diverso: per cominciare, le lingue visive non si esprimono come quelle verbali. Tutti guardano tutti, negli occhi, sempre. E questo per noi udenti non è facile, turba. Non è facile descrivere una sensazione solo con le espressioni del viso. Non è facile seguire i movimenti delle mani e leggere le labbra. E sentire un rumore costante nelle orecchie (sì, perché la sordità non è assenza di suoni). Certo che non è facile, ma perché dovrebbe essere più difficile che imparare una lingua per una persona che non sente? Non sa che cos’è una lettera”, non sa cosa deve muovere per articolare una parola, non sa come si forma una frase. Come la vedete adesso?

Descrivimi la musica

I diversi possono anche incontrarsi, dopo essersi scontrati: possono riuscire a trovare una prospettiva che sia comune, nuova, e nessuno dei due sarà più uguale a come era prima di incontrare l’altro. La cosa importante è non pretendere che siano solo gli altri a cambiare per noi. Dopo molti confronti, anche dolorosi, Sarah e James si incontrano davvero. Lei ha capito che, anche se nei rapporti umani si viene feriti, non per questo ci si deve chiudere in se stessi, o nascondere. Lui, che tutti e due devono andare l’una verso l’altro. Io ti aiuterò a entrare nel mio mondo se tu mi aiuterai a entrare nel tuo.

 

Credi che riusciremo mai a trovare un pianeta dove tu e io saremo uniti, al di là del silenzio e al di là dei suoni?

 

La risposta di Sarah è un segno: guardatelo e ascoltate che sensazione vi provoca. Che idea avete ora del mondo del silenzio? È un mondo di serie B o no? Eccolo, il segno dell’unione dell’anima, nell’ultima scena:

 

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