Voglia di tenerezza: ecco chi è un lovegiver

Voglia di tenerezza: ecco chi è un lovegiver

Cos’è Lovegiver

Letteralmente lovegiver significa donatore d’amore. Ma che cosa fa realmente un lovegiver, cioè un assistente sessuale per le persone disabili? È un argomento complicato, sensibile, e che richiede sensibilità. Il regista Pietro Balla lo ha raccontato in modo molto delicato per Rai 3, nel documentario “Il corpo dell’amore – Anna, la prima volta”. Entriamo insieme a lui e ad Anna, una delle prime lovegiver professioniste in Italia, nei meandri di sofferenza impenetrabili dei “corpi eccentrici”

Immagine Deriva Film

Che significa lovegiver?

L’assistente sessuale, o lovegiver, è un operatore professionale che si occupa dell’assistenza all’emotività, all’affettività e alla corporeità (O.E.A.S.) delle persone con disabilità. La parola “sessuale” racchiude quindi la complessità del concetto di educazione ai sentimenti e alla relazione emotiva, che solo dopo un percorso diventa anche un’educazione a leggere le emozioni attraverso il corpo. Lo scopo non è arrivare ad avere rapporti sessuali, ma realizzare un percorso di educazione all’affettività e alla conoscenza del proprio corpo e di quello dell’altro. Un percorso che nessuna prostituta potrebbe portare avanti, perché non ha nulla a che fare con l’atto sessuale, visto come una semplice prestazione.

Il progetto LoveGiver

Nell’ordinamento italiano, il diritto dei disabili all’assistenza sessuale è un concetto che non esiste, a differenza di altre nazioni, come la Germania e la Svizzera. L’Associazione LoveGiver è stata tra i primi a battersi per far sì che il diritto alla sessualità venga riconosciuto, anche in Italia, come elemento essenziale per il benessere psicofisico della persona disabile. Il progetto LoveGiver, nato a Bologna, organizza la formazione dei primi operatori specializzati nell’assistenza sessuale in Italia, con la collaborazione di psicologi e sessuologi esperti di questi temi. Il suo simbolo è un abbraccio. È qui che svolge il suo tirocinio come lovegiver Anna, la protagonista della storia raccontata da Pietro Balla nella serie Il corpo dell’amore, realizzata da Deriva Film per Rai3.

www.lovegiver.it

Cosa proviamo davanti al “corpo eccentrico” di un disabile?

“C’è differenza tra guardare e vedere.”

Mi spiega Pietro, che ha curato il racconto della storia di Anna e del suo assistito Matteo, ricordando un’espressione di Godard. L’atto del guardare non coinvolge nell’intimo: lascia l’osservatore nell’estraneità rispetto all’oggetto del suo sguardo. Il vedere invece ti porta a guardare “dentro” una persona, implica una relazione. La questione se accettare o meno l’idea che un ragazzo disabile, come tutti, abbia diritto a vivere la sua sessualità parte da qui, secondo Pietro. Parte molto prima del discorso sul sesso. Parte dalla domanda: io, nella mia “normalità”, riesco a anche solo a guardarlo senza provare disagio un corpo eccentrico, cioè diverso dal mio, limitato, pesante, deformato anche?

Matteo, prima di Anna

Pietro racconta che, lui per primo, ha dovuto superare una forte resistenza interiore per riuscire a raccontare una storia in cui si parla della relazione intima con uno di questi corpi eccentrici: il corpo di Matteo. Matteo, 39 anni, è un ragazzo che vive nella provincia di Parma. Matteo è affetto da tetraparesi spastica: il suo corpo ha una paralisi parziale dei muscoli delle braccia e delle gambe, per cui non può muoversi in autonomia. Vive assistito dalla mamma Anita e da due badanti. Detto questo, è un ragazzo come gli altri, non ha alcuna disabilità cognitiva: è intelligente e si è laureato. Tuttavia, però, Matteo è profondamente immaturo dal punto di vista affettivo.

https://www.raiplay.it/video/2019/06/Il-corpo-dellamore—Anna-La-prima-volta-026aaec8-2fac-4ab1-9e0c-8e7950b04139.html

“Io sono un uomo come gli altri, anche se non riesco a muovermi”

Matteo, infatti, non ha mai davvero avuto una relazione con una donna: tutte le volte che ha provato ad andare al di là di un rapporto amichevole, ha sempre trovato ostilità e sguardi che giudicano. La sessualità è sempre stata una fonte di sofferenza e di frustrazione nella sua vita, perché è molto difficile, per un adolescente non autosufficiente, fare quello che fanno tutti gli altri adolescenti: vivere le prime esperienze sessuali, come l’autoerotismo, di nascosto dai genitori. Matteo, al contrario, ha dovuto convivere con violazione continua della sua intimità, che è stata strappata alla segretezza.

“Noi non possiamo stare qui”

Pietro mi spiega che anche lui si è posto questo problema, quello di violare il rispetto dell’intimità di Matteo, sia quando ha creato la drammaturgia della storia, sia, soprattutto, durante le riprese. Insieme a Monica Repetto, l’altra regista di Deriva Film che ha collaborato al progetto,  Pietro ha deciso di raccontare le storie, qualsiasi esse siano, con un approccio etico.

“Ci prendiamo noi la responsabilità di raccontare, non deleghiamo questo ai protagonisti, lasciando che parlino loro in prima persona attraverso delle interviste. Non è solo un modo per proteggerli, ma soprattutto una strada per dare molteplicità ai punti di vista dei personaggi, ogno dei quali genera emozioni.

Essere presenti nell’intimità del rapporto di Matteo con Anna, per effettuare le riprese, è stata un’esperienza spiazzante, tellurica, per tutti noi della troupe.

L’ho pensato: ‘Noi non possiamo stare qui’. Mi è sembrato di violare il privatissimo: l’emozione di un contatto fisico vissuto per la prima volta nella vita.”

Matteo, dopo Anna

Anna, giorno dopo giorno e seguendo le indicazioni del suo tutor psicologo, fa comprendere a Matteo che il contatto fisico con un corpo femminile è un’esperienza bella. E che attraverso il corpo si possono provare, ed esprimere, emozioni. Anna e Matteo, attraverso carezze, coccole, pressioni delicate in varie parti del corpo e, soprattutto, attraverso sguardi gentili che non giudicano, riescono a creare un legame affettivo autentico. Grazie a questa relazione concreta, per la prima volta nella sua vita Matteo si sente accolto e trattato con dolcezza. Per la prima volta non è un essere sbagliato, imprigionato in un corpo inadeguato, ma si sente un uomo come gli altri. Per la prima volta può immaginare di avere una fidanzata che ha il piacere di abbracciarlo e dire, in quel momento speciale in cui ha ricambiato il suo primo abbraccio e sfiorato un corpo nudo accanto a sè:

“Non ho mai avuto un momento così bello nella mia vita.”

Anna, dopo Matteo

Anna è una donna molto sensibile, abituata a toccare i corpi altrui perchè pratica da anni il massaggio Kundalini, che, nell’ induismo, rappresenta una forma d’amore che arriva attraverso le mani. Ma l’esperienza dell’assistenza a Matteo è stata completamente diversa. Anna aveva sottovalutato l’impatto che il rapporto con Matteo avrebbe potuto avere nella sua vita e le ripercussioni di questo nuovo legame – perché di un legame emotivo reale parliamo – nel suo rapporto di coppia.

Una lovegiver non è una prostituta

Il compagno di Anna, Johnny, vive in modo tormentato il lavoro di Anna come lovegiver e la presenza di Matteo nella loro vita, che ha suscitato in lui sentimenti di ansia e preoccupazione. Anna deve scontrarsi nell’intimità della sua stessa famiglia con lo stereotipo dell’assistente sessuale come prostituta. È la parola “sessuale” che crea l’equivoco, e non c’è modo di scioglierlo, chiarirlo, nonostante i suoi sforzi quotidiani. Ma la relazione con Matteo in effetti esiste, c’è. Che relazione è? Che tracce ha lasciato dopo la fine del percorso terapeutico? “Solo loro due possono saperlo”, mi dice il regista, Pietro.

“Ma la sofferenza di Matteo non si può sicuramente risolvere nella figura del lovegiver. Rimane una sofferenza sanguinante, indecifrabile.”

La figura del lovegiver nel cinema: The Sessions

Il film americano The Sessions – Gli appuntamenti, (di Ben Lewin, 2012), racconta, anche con una buona dose di ironia, una storia simile a quella di Matteo e Anna: la storia di Mark O’Brien, poeta tetraplegico costretto a vivere in un polmone d’acciaio fin da bambino, e della sua lovegiver, Cheryl. Nel film, Mark e Cheryl vivono un rapporto molto tormentato e romantico perchè, quando Mark inizia a scriverle poesie e lettere d’amore, Cheryl non riesce più a rispettare il suo ruolo e comincia a provare per lui dei sentimenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *