Bifobia, ovvero contro “la capacità di amare”

Bifobia, ovvero contro “la capacità di amare”

Che cos’è la bifobia?

Il termine contiene la parola “fobia”, quindi è una paura. Ma paura di cosa? “Bi” sta per “due”: la bifobia è il sentimento negativo verso le persone bi-sessuali, che, cioè, vivono l’attrazione verso l’altro a prescindere dal genere e dal sesso. La paura del doppio e dell’incerto sicuramente qui c’entrano. Ma perché pensare che sia innaturale una condizione che, sì, forse in effetti in natura non esiste, ma esiste nell’animo e nelle lacerazioni di molte persone? Parliamo del “diritto all’affettività” delle minoranze.

Che cosa significa bifobia?

La bifobia è una forma di discriminazione che si basa sul pregiudizio e sui sentimenti di avversione nei confronti delle persone bisessuali. Per bisessualità si intende l’orientamento sessuale di quelle persone che vivono rapporti affettivi, e provano attrazione fisica, sia per persone dello stesso sesso che dell’altro sesso.

Il significato della bisessualità nella storia

La bisessualità è documentata già dai tempi antichi: se ne trova traccia nelle civiltà greca e romana ad esempio, che la tolleravano più dell’omosessualità. È nella cultura ebraica e cristiana che le persone bisessuali, al pari degli omosessuali, cominciano ad essere considerate dalla società come devianti. Dio ha creato il maschio e la femmina: in natura non esistono terze, o quarte, possibilità.

Cosa significa essere bisessuali?

Le persone bisessuali non basano i propri sentimenti verso l’altro su fatto che sia maschio oppure femmina. Semplicemente, lo considerano come “persona”. Questo atteggiamento è spesso vissuto dal resto della società come una forma di indecisione, una sorta di comportamento ambiguo, che non esiste in natura, e che quindi nasconde qualcos’altro, ad esempio problemi psicologici ad accettare la propria sessualità. Quando si sentono dire:

 

“La bisessualità non esiste.”

 

Le persone che, invece, la vivono, in molti casi cominciano a sentire i propri sentimenti e la propria sessualità come qualcosa di innaturale e a provare sensi di colpa. Si sentono sbagliati, inadeguati.

La bifobia interiorizzata

Questa situazione di disagio e discriminazione può portare le persone con un’identità di genere “fluida”, cioè non esclusiva, a sviluppare a loro volta paure e sentimenti negativi di tipo bifobico. Sono portate quindi a vivere con enorme sofferenza la propria condizione, da cui cercano di prendere le distanze con atteggiamenti di chiusura verso gli altri che hanno lo stesso orientamento sessuale fluido e a dirigere l’ostilità anche verso se stesse. L’omofobia interiorizzata può portare, infatti, alla negazione della propria identità, che può sfociare in comportamenti autolesionisti (depressione, mancanza di autostima, pessimismo, non accettazione di sé.)

Da “promiscui” a “etero-curiosi”: i bisessuali e la comunità gay

L’atteggiamento discriminatorio bifobico non è limitato alla maggioranza della società, cioè alle persone eterosessuali. Al contrario, è molto diffuso tra lesbiche e omosessuali, che spesso considerano i bisessuali come persone insicure, non consapevoli di sé, con un’identità di genere “non conforme” (“conforme” a cosa? Alle aspettative sociali, probabilmente). O, semplicemente, le considerano persone “curiose”: eterosessuali che hanno voglia di fare “esperimenti” o mettere in pratica svariate fantasie. Tutto qui.

Che differenza c’è tra bifobia, omofobia e transfobia?

Il comportamento bifobico è particolarmente difficile da comprendere quando è da parte del mondo omosessuale, per il fatto che anche questo mondo soffre spesso dello stesso genere di discriminazioni da parte della maggioranza della società, che spesso si dimostra omofobica o transfobica. Per omofobia si intende sia un sentimento soggettivo, cioè la paura di scoprirsi omosessuali, sia un sentimento sociale di condanna e pregiudizio, che si traduce in una serie di forme discriminatorie. Dalla limitazione ingiustificata dei diritti, alla violazione del principio di uguaglianza sociale garantito dalla legge, all’hate speech (la violenza che si serve delle parole).

La transfobia è, invece, lo stesso tipo di atteggiamento ostile che caratterizza la bifobia e l’omofobia, diretto però nei confronti dei transgender, cioè di quelle persone che sentono un’identità di genere diversa da quella del loro sesso in termini biologici.

Pansessualità e “fluidità di genere”: che significa?

Pansessualità significa avere un orientamento sessuale aperto, cioè non limitato a uno specifico genere (dal greco “pan”, “tutto”). Secondo i teorici di questa tematica, che si riallacciano ad alcuni studi di Freud, (in Italia, Mario Mieli, intellettuale molto noto negli ambienti LGBTQ), l’uomo non ha una propensione naturale a sviluppare attrazione verso solo uno dei due sessi: questa sarebbe nient’altro che una costrizione – o costruzione – sociale. Per cui, ciò che in natura realmente non esiste sarebbe proprio l’eterosessualità, l’atteggiamento dei “normali”. Oggi il termine pansessuale ha in gran parte soppiantato, negli ambienti LGBTQ, il termine bisessuale, perché sembra dare del concetto una rappresentazione più inclusiva, che si può tradurre semplicemente come “capacità di amare”.

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