La minoranza linguistica cimbra è una  macchina del tempo

Se avete voglia di fare un viaggio nel 1200 e sentire come parlavano i cavalieri di Carlo Magno andate ad Asiago o a Folgaria, negli altipiani del nord-est: lì potete incontrare la minoranza cimbra, che parla una lingua antica di origine tedesca. Scopriamola.

 

“De barot stet oben ubar me baine, bia ‘z ol me bassare (La verità sta sopra il vino, come l’olio sopra l’acqua)” : parliamo la lingua tedesca del Medioevo

Il cimbro è una lingua di origine germanica del 1200 che si è conservata quasi invariata nel corso dei secoli in alcune isole linguistiche nel nord-est italiano. Questo perché il fatto di essere parlata solo in piccoli territori, circondati da una maggioranza di lingua italiana, ha impedito che subisse l’influenza della lingua tedesca parlata in zone più ampie (Germania, Svizzera), che invece ha continuato ad evolversi.

 

 

Come arriva il cimbro in Italia?

 

Secondo alcuni studiosi, il cimbro sarebbe stata la lingua di una popolazione delle zone dove tuttora lo troviamo, che venne sconfitta dai Romani e diventò così una minoranza assoggettata. Questa ipotesi, però, non è accertata storicamente: molto più probabile è che la lingua cimbra sia stata portata nel Medioevo nei territori del nord-est, da un gruppo di immigrati provenienti dalla Baviera (nel sud della Germania). Infatti ancora oggi i bavaresi, e in generale i tedeschi, possono capire molte parole di cimbro.

 

 

Diffusione

 

La lingua cimbra è in via di estinzione: conta ormai poche migliaia di parlanti, e quasi tutti anziani. La sua diffusione si è ridotta sempre di più nel corso dei secoli ed è ora circoscritta ad alcuni piccoli centri del Trentino-Alto Adige (Lessinia, Luserna) e del Veneto (Altopiano dei Sette Comuni, tra cui Roana, Folgaria, Asiago e poi Giazza, sempre nel veronese).

In ognuna di queste località si parla una variante diversa del cimbro, a causa dell’isolamento storico e geografico di queste isole linguistiche. Il centro dove oggi è più parlato è Luserna, nel Trentino, anche se, in realtà, questa è la variante meno fedele al cimbro antico, perché è stata influenzata dal tedesco moderno a causa dei movimenti migratori nella zona.

 

 

L’eredità della minoranza cimbra

 

Oggi il cimbro sopravvive soprattutto nella toponomastica, cioè nei nomi dei luoghi. Eccone alcuni:

 

Asiago-Slege, Roana-Robaan, Giazza- Ljetzan, Lusiana-Lusaan.

 

E in alcune parole del dialetto veneto, come:

 

stekara – frasca

corlo – arcolaio

crota – rospo

 

http://www.academia.edu/34564215/Parole_glosse_nei_dialetti_vicentini_Su_alcuni_prestiti_dal_cimbro

 

Inoltre, il cimbro è tutelato come minoranza linguistica dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie (in vigore dal 1º marzo 1998), un documento che si occupa della protezione in Europa del patrimonio culturale e sociale delle minoranze linguistiche. Infatti L’Unione Europea promuove una serie iniziative culturali ed educative, anche museali, con l’obiettivo di tutelare e conservare l’identità e il patrimonio culturale cimbro.

 

Impariamo il cimbro: ecco come

 

Se volete imparare il cimbro, o la sua variante “slambròt” (letteralmente “pane inzuppato”), che è metà tedesco antico e metà dialetto veneto, esistono vari strumenti online, come il dizionario cimbro-italiano!

 

 

 

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